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Cattivissime loro: abusi, violenza sessuale e follia tra cinema e serie TV

Le villain, la “cattive” femminili vengono quasi sempre associate alla follia e al disagio mentale causati da traumi e abusi sessuali. Ma è davvero questo l’unico modo possibile di raccontare la cattiveria delle donne?
Articolo Frisson n.10 - Cattivissime loro
credit: Daniil Onischenko (unsplash.com)

Il male, si sa, ha indubbiamente il suo fascino. D’altra parte, senza figure antagoniste non avremmo nessuna storia da raccontare. Qualsiasi struttura narrativa, che sia di tipo letterario, iconografico o cinematografico, necessita del cosiddetto “cattivo” che rompe gli equilibri iniziali e costituisce, a tutti gli effetti, il motore della vicenda narrata. Esistono, tuttavia, diverse tipologie di “cattivi” e “cattive”: a seconda della ragione che li muove, questi personaggi assumono caratteristiche anche molto diverse tra loro. C’è il villain, il cattivo che agisce spinto da sentimenti di gelosia e invidia nei confronti del protagonista; c’è l’antagonista “ideologico” che ostacola l’eroe per ottenere potere e controllo con l’obiettivo di conquistare il mondo. C’è persino il cattivo puro, colui che incarna la malvagità assoluta, quella che non si spiega in nessun modo e che non ha logica alcuna: è così per Voldemort, l’antagonista del giovane Harry Potter, o per il glaciale e implacabile Re della Notte della notissima serie tv Il trono di spade.

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Cristina Notarnicola Cassese
Cristina Notarnicola Cassese
Antropologa culturale, autrice e formatrice, si occupa di rappresentazioni e stereotipi, con particolare attenzione ai gender studies e alle arti performative. Conduce laboratori motivazionali nelle scuole e collabora a diversi progetti di divulgazione culturale con associazioni pubbliche e private. È autrice e speaker del podcast “Nomadismo Professionale”.
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