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L’equivoco della ninfomania

Come lo stigma del desiderio femminile ha influenzato la sua narrazione. Intervista a Giovanna Maina
Articolo Frisson n.10 - Il grande equivoco della ninfomania

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Joe è una donna che, a un certo punto della sua rocambolesca vita, viene obbligata dalla sua datrice di lavoro a frequentare un gruppo per donne dipendenti dal sesso.

La ragione è che le sue colleghe dicono che ogni sera vede uomini diversi e sentono le proprie relazioni messe in pericolo dal suo comportamento promiscuo. Nonostante la reticenza, decide suo malgrado di fare un tentativo.

A uno degli incontri prende la parola per leggere un discorso che ha scritto, ma si vede bambina riflessa nello specchio, così straccia il foglio per lanciarsi in un’invettiva verso le sue compagne e termina con un attacco diretto alla psicologa che conduce il gruppo: 

«[…] altro non sei che la paladina della moralità sociale (morality police, nella versione originale) il cui compito è cancellare la mia oscenità dalla faccia della Terra in modo che la borghesia non ne sia disgustata. Io non sono come voi. Io sono una ninfomane e mi piace esserlo, ma soprattutto amo la mia fica e la mia oscena e sporca lussuria».

Joe è la protagonista di Nymphomaniac (Lars Von Trier, 2013).

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