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Dipendenza sessuale: libertà o patologia nella rappresentazione

Sesso e dipendenza: dov’è il limite?
tre pulsanti quello centrale è illuminato di rosso e ha la scritta sex sopra
artwork: Francesca Stella Ceccarelli

Nella pratica femminista da cui sono nati i centri antiviolenza negli anni ‘70, uno dei temi più analizzati è quello della differenza tra conflitto e violenza. Cosa accade? Una donna racconta un vissuto di violenza a un'operatrice, che deve elaborare una valutazione del rischio - ovvero un’analisi della gravità della situazione e del pericolo che la situazione degeneri in violenze più gravi o in un femminicidio. L'operatrice si trova quindi a dover analizzare i racconti della donna e tracciare una necessaria linea di delimitazione tra relazioni conflittuali e violente. Una pratica complessa, perché la violenza psicologica ha molti aspetti in comune con alcune relazioni apparentemente solo conflittuali. La cartina al  tornasole per una distinzione chiara tra violenza e conflitto è la mancanza di consenso. La differenza tra l'uso e l'ab-uso.

Quando si parla di affettività per demarcare il limite tra salubre e tossico, è utile porsi la stessa domanda sul consenso: quando non c'è, siamo già nell'ambito di una relazione tossica. Tuttavia, sia in questo campo che in quello della sessualità, il confine sano/tossico è più labile, perché non sempre le conseguenze di una dipendenza o di un abuso hanno un impatto su qualcun* altr*.

Le definizioni cliniche aiutano a ragionare sul concetto di “dipendenza” e altri strumenti di derivazione antropologica, sociologica e politica, e se incrociate con la ricerca possono offrire un quadro più ricco e meno condizionato dal punto di vista culturale. 

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Maria Elena Memmola Tripaldi

Maria Elena Memmola Tripaldi

Scrive da quando ha imparato, ha pubblicato un romanzo psicologico e ideato il podcast “Lettera Femmina” in cui parla di questioni di genere e discriminazione. Lavora in un centro antiviolenza a Bologna, ha pubblicato articoli e racconti su alcune riviste online, cura rubriche motivazionali e non si sazia mai di lettere. Pratica la curiosità e nutre i desideri con devozione, brindando rigorosamente senza sentimenti. Femminista un passetto alla volta, lavora con le parole e la comunicazione per cambiare le cose.

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