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Politica, sesso e potere

Uomini ai vertici, aggressioni, molestie, a volte relazioni che diventano scandali. Con donne spesso molto più giovani e in posizioni subordinate: e sono le uniche a pagare
Articolo Frisson n.11 - Politica, sesso e potere

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Uomini ai vertici, aggressioni, molestie, a volte relazioni che diventano scandali. Con donne spesso molto più giovani e in posizioni subordinate: e sono le uniche a pagare

Cosa hanno in comune le deputate dell’attuale parlamento australiano, Brittany Commisso, ex assistente del governatore dello stato di New York Andrew Cuomo, Marilyn Monroe, Monica Lewinsky, Tricia Hoears, segretaria l’ex leader dei liberali Paddy Ashdown, ribattezzato dalla stampa britannica “Paddy Pantsdown”, ovvero “Paddy con le mutande abbassate”, e Karima El Mahroug, conosciuta come Ruby Rubacuori? Sì, sono tutte donne. E sì, raccontano del rapporto tra sesso, politica e potere. Rapporto che, quando non sfocia nelle molestie, nella stragrande maggioranza dei casi è tutt’altro che paritario: da un lato ci sono uomini, spesso bianchi, ai vertici, e dall’altro donne, sovente ragazze assai più giovani (quando non minorenni), la cui possibilità di essere pienamente consenzienti è tutta da dimostrare. 

Il sexgate più famoso della storia

“A 22 anni mi sono innamorata del mio capo, e a 24 anni ne ho scoperto le conseguenze devastanti”. È il 2015 quando Monica Lewinsky tiene un potente Tedx con cui sancisce la rottura di quel silenzio durato anni e che in quei mesi sta scardinando. 17 anni dopo, Lewinsky comincia a raccontare la sua versione della storia.

Da allora è attivista contro il cyberbullismo e la “vergogna pubblica online”, e si definisce la “paziente zero a perdere la reputazione su scala globale, quasi istantaneamente”. Già, perché le relazioni di potere sono intrinsecamente asimmetriche: dal contesto familiare a quello professionale, dal rapporto con le istituzioni alle dinamiche di comunicazione, il potere presuppone sempre uno squilibrio tra le parti: c’è chi lo esercita e chi, in misura più o meno consensuale, lo subisce. E se il potere in questione è quello politico, il concetto di consenso assume sfumature di significato affatto banali, sia che si consideri il termine nella sua dimensione pubblica – chi ambisce o detiene il potere politico è sempre alla ricerca di approvazione, quindi di consenso – sia che lo si consideri nella sua accezione interpersonale. E il discrimine tra l’abuso di potere politico nelle relazioni a sfondo sessuale e la strumentalizzazione della sfera privata della sessualità utilizzata come mezzo per la delegittimazione politica è ancora più sottile.

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