Il cinema è politica: la terza età che non ti aspetti e la lotta che accomuna tutte

Il festival Gender Bender 2024 esplora cinema, politica e terza età, portando in scena pellicole che sfidano stereotipi e affrontano temi come la violenza di genere e l’affettività. Tra documentari e fiction, le opere propongono un’alleanza collettiva per ridefinire invecchiamento, sesso e comunità
credit: Gender Bender
10 Ottobre 2024
Condividi

Il festival internazionale organizzato dal Cassero LGBTI+ Center di Bologna tra il 31 ottobre e il 9 novembre 2024 quest’anno ha tagliato il ventiduesimo nastro inaugurale: porta ancora in scena attraverso performances, cinema, laboratori e presentazioni gli immaginari legati alle rappresentazioni del corpo, delle identità e del genere.

Quest’anno ha aggiunto nuovi titoli ed esperienze in un presente ammaccato dai conflitti: per raccontare la vitalità che resiste nelle ipocrisie del quotidiano e una società ancora trasversalmente attraversata da violenza di genere, omolesbobitransfobia, razzismo e marginalizzazione.

“Il festival propone l’esplorazione del piacere come motore primo del nostro essere corpi viventi. Sfida a rendere tridimensionali le nostre identità, non etichette funzionali alle mappe geopolitiche e ai target di mercato, ma cultura e politica collettive”.

La ventiduesima edizione di Gender Bender per Frisson comincia con uno sguardo sulle vite delle persone che siamo o che diventeremo invecchiando. Quali saranno i desideri del corpo? L’immaginario si potrà davvero dire attraversato da una lotta per conquistare un concetto che non finisca nella famiglia-nucleo di 3 o 4 persone ma significhi realmente comunità, rete?

Il titolo che sollecita queste domande è “Si je meurs, ce sera de joie (If i die, it’ll be of joy)”, un documentario di Alexis Taillant realizzato quest’anno in Francia, e che nel cartellone del Gender Bender viene proposto in prima nazionale.

Micheline, Francis e Yves, rispettivamente di 81, 70 e 68 anni intraprendono un viaggio che è poi una piccola rivoluzione: alla guida di un gruppo di attivist* più anzian* cercano di modificare la vita di chi abita la cosiddetta terza età provando a ribaltare gli stereotipi e sollecitando la curiosità a partire da una ridefinizione delle nozioni di sesso, invecchiamento e amore.

L’indicazione è forse quella di seguire una strada collettiva verso il desiderio e verso una pratica politica che abbia tra le sue basi l’affettività, il supporto reciproco e la compagnia.

Altrettanto tenera ma decisamente più ironica è la pellicola Les femmes au balcon (The balconettes) di Noémie Merlant con la co-sceneggiatura e la coproduzione di Céline Sciamma.

Il grottesco e l’umorismo si rivelano scelte interessanti per la rappresentazione dell’ennesima esperienza di violenza di genere che in questo film viene raccontata in più di un momento: la violenza fisica subita nella prima scena da una delle vicine di casa delle protagoniste, la violenza sessuale subita da due di queste ultime e le tormentose e continue violenze psicologiche, gli stereotipi legati al femminile e i giudizi e preconcetti da cui sono coinvolte tutte le donne che popolano le scene della trama anche in modo periferico e marginale.

Un racconto che ricorda che la violenza di genere è innanzitutto un problema culturale, strutturale alla nostra società e quotidianamente prodotto dalle norme che ci dovrebbero proteggere ma ci mortificano e non ci vedono, dall’educazione maschile nel segno di un patriarcato che ancora non cambia passo e uccide tutte.

In un certo senso la pellicola vince – come il documentario – con quel senso di collettivo che vuole produrre attraverso l’alleanza e lo stare insieme: le protagoniste si uniscono in tutte le avventure che derivano [SPOILER ALERT!] dall’uccisione di uno degli uomini violenti della storia e questo è il pretesto per unirsi più intimamente, in modo comico e bizzarro ma sincero, nella lotta contro le violenze e il sessismo che riguarda tutte.

© Riproduzione Riservata

Immagine di Maria Elena Memmola Tripaldi

Maria Elena Memmola Tripaldi

Maria Elena Memmola Tripaldi scrive da quando ha imparato, ha pubblicato un romanzo psicologico e ideato il podcast Lettera Femmina in cui parla di questioni di genere e discriminazione. È operatrice e coordinatrice di un centro antiviolenza a Imola. Ha pubblicato articoli e racconti su alcune riviste online, canta e crede che molte cose siano relazione e quasi tutte politica. Femminista sempre in progress, lavora con le parole e la comunicazione per cambiare le cose.

Leggi anche

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.