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Calpestando il catcall: intervista a Sophie Sandberg

A colpi di gessetto sta combattendo le molestie di strada, Sophie Sandberg ci racconta come nasce il suo movimento
giovane donna sorridente accucciata per strada con gessetto in mano e scritte sull'asfalto
da instagram @sophduj0ur

Si chiama Sophie Sandberg la giovane donna che – gessetto alla mano – sta raccontando al mondo cos’è veramente lo street harassment, ovvero la molestia stradale. 

Seguo il progetto con passione da molto, così decido di contattarla via mail per poi sentirci via Skype. Fin da subito è stata immediata la sua disponibilità, la sua apertura e quell’empatia tipica di chi condivide la voglia di mettersi in gioco e di fare. Ci separano 8 ore di fuso orario, ma a legarci è la voglia di scambiarci pensieri e riflessioni, e un percorso per certi versi simile. Entriamo subito nel vivo della conversazione ed è estremamente facile perché Sophie è una ragazza schietta ed onesta, brillante e trasparente. 

Le chiedo di raccontarmi cos’è Catcalls of NY, come nasce questo progetto e qual è il suo scopo. Sophie mi spiega che nasce tutto dalla voglia di affrontare il problema delle molestie di strada, che lei ha provato su di sé per la prima volta a 15 anni, quando passeggiava per la Grande Mela.

Sophie Sandberg puoi raccontarmi come è nato il progetto di Catcalls of New York?

Nasce da un progetto universitario: durante una delle lezioni ci era stato assegnato il compito di studiare un tema e di documentarlo attraverso i social network. Io decisi di raccontare un’esperienza che fa parte della mia quotidianità, ovvero le molestie in strada (definite appunto catcall ndr.) che vivo ogni giorno quando esco di casa e attraverso la città. Approfittando di questo progetto ho voluto raccontare non solo la mia esperienza, ma anche quella di tantissime ragazze intorno a me – amiche, familiari e colleghe – che ho raccolto proprio per l’occasione: ciò che era una mia esperienza personale è diventata, quindi, una narrazione collettiva e comune.

New York è una metropoli enorme e per le ragazze della mia età, e non solo, è normale spostarsi con i mezzi pubblici o a piedi, motivo per cui questo fenomeno è estremamente diffuso e ho potuto capire l’entità del problema proprio grazie a questa ricerca. Ho deciso di documentare tutto aprendo un account Instagram, ma utilizzando un metodo inusuale.

Hai scelto, infatti, un mezzo originale per diffondere il fenomeno del catcall, ovvero quello di scrivere sull’asfalto delle strade e dei marciapiedi le molestie che ti vengono rivolte utilizzando dei gessetti colorati.

Ho deciso di usare dei gessetti colorati perché sono economici e facili da usare. C’è una forte dissonanza fra il mezzo usato – colorato e giocoso – e le parole dure che mi ritrovo a scrivere, ma anche questo è voluto: è un modo “amichevole” per avvicinare e incuriosire le persone che all’inizio pensano «che carina questa scritta colorata, che cos’è?», ma poi quando leggono rimangono inorridite. Infatti, generalmente i gessetti sono associati a un gioco per bambini, e invece io li ho voluti utilizzare come mezzo per testimoniare qualcosa che non è affatto un gioco. Quando finisco di scrivere, scatto una foto con il mio smartphone e la posto online. Ho deciso, infatti, di aprire un canale Instagram chiamato Catcalls of New York in cui raccolgo tutti questi scatti, e che ben presto è diventato una sorta di community.

Qual sono le reazioni delle persone che passano, mentre stai scrivendo?

I passanti reagiscono in maniera molto diversa… Come dicevo prima, molte persone sono attratte dalle scritte colorate e pensano sia qualcosa di divertente, ma quando leggono rimangono sconvolte. Alcune mi ringraziano, e quando vengono a conoscenza del progetto che c’è dietro, sono invogliate a mandarmi anche le loro testimonianze, che io poi – in un secondo momento – porto in strada. Molte pensano che sia inappropriato quello che faccio, che ciò che scrivo sia volgare. Ti confesso che mi sono cacciata spesso nei guai. Le persone non capiscono questo fenomeno e non vogliono accettarlo: a quanto pare, scriverlo per strada equivale a renderlo “più  reale” e questo è intollerabili per alcuni. Pensa che a volte ho visto cancellare le mie scritte con dell’acqua, poco dopo averle finite.

In Italia abbiamo una cultura estremamente patriarcale e delle tradizioni molto radicate. Alcune donne sostengono che il fenomeno del catcall sia amplificato, e quelle che qui stiamo definendo “molestie” per loro sono solo “complimenti”. Hai avuto questo riscontro anche a New York, in America?

No, assolutamente! È la prima volta che sento una cosa di questo tipo. È più frequente che siano gli uomini a vedere la cosa sotto questo punto di vista. Questo accade perché il fenomeno del catcall è qualcosa che riguarda specialmente le donne, ed è frutto dell’oggettificazione del loro corpo. La molestia in strada è qualcosa che gli uomini non hanno mai subito e non riescono a comprenderla, per questo non la giudicano come negativa. 

A un certo punto, merito anche dell’ondata del movimento Me Too, il tuo lavoro ha iniziato ad avere grandi riscontri e a essere condiviso da tantissime altre donne. In poco tempo il tuo profilo è cresciuto moltissimo, portando alla formazione di altri alias in giro per il mondo. In Italia, infatti, ci sono diverse città che hanno dato seguito all’iniziativa. Come ti senti riguardo il fatto di essere arrivata a così tante persone?

Mi sento felicissima ed eccitata! Come dicevo anche prima, il progetto nasce da un’esperienza personale, ma che è anche collettiva e condivisa. Credo che sia stato il mezzo che ho scelto di usare a rendere la mia iniziativa così diffusa. L’idea di base è davvero molto semplice: il gessetto è uno strumento economico, alla portata di tutti, e ha permesso di raccontare in modo facile e diretto un’esperienza che ogni donna ha provato almeno una volta in vita sua.

Parliamo dell’atteggiamento dell’uomo verso la donna. Anche grazie al Me Too, l’uomo ha dovuto rimodulare e ripensare i suoi comportamenti verso il genere femminile. In molti, però, pensano che abbia scoraggiato alcuni atteggiamenti nel rapporto di coppia o, per esempio, nella fase di conoscenza della partner.

Il movimento Me Too è stato un fenomeno incredibile che ha consentito a molte donne di parlare finalmente in modo aperto di tutte le molestie che hanno subito e ha costretto il mondo ad aprire gli occhi sulla vicenda, a prenderne atto e ad agire di conseguenza.

È vero anche che, in questi anni, il movimento è stato frainteso e ci sono state delle conseguenze frutto di una sua errata interpretazione: molti uomini, per esempio, hanno perso ingiustamente il posto di lavoro. 

Sicuramente gli uomini sono più scoraggiati in alcuni comportamenti (oppure più consapevoli?), ma sappiamo benissimo che tutto questo deriva dalle precedenti condizioni che hanno generato solo paura e rabbia. 

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Francesca Stella Ceccarelli

Francesca Stella Ceccarelli

Visual designer, illustratrice e docente. Laureata in Grafica e Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, ha lavorato come designer per brand nazionali e internazionali come IKEA, Lush, Deanocciola (per cui è art director) e per diverse testate giornalistiche sia settoriali che generaliste, tra le quali: Uomo&Manager, Lusso Style, Cioè Magazine, Corriere dello Sport, FQ Millennium. La passione per il design editoriale nel 2019 la porta a fondare la testata giornalistica Frisson, unica nel suo genere, che parla di femminismi, sessualità e diritti, di cui è direttrice creativa oltre che editrice.

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